Eventi

Premessa


"L'amore è la soluzione" Conflitti, rivalità, dissapori: Cavalieri Guardiani di Pace.
Ascoli Piceno 4 marzo 2017 Palazzo dei Capitani. 

Premessa

Il tema prelude all'amore, inteso come la forza del sentire che ci unisce uni agli altri ma anche verso noi stessi. Amore ha molte forme, armonie di corrispondenze, legami affettivi, di appartenenza, aspetto gioioso d'esserci con l'altro e di desiderare il bene dell'altro. Amore ci invita a realizzare immagini e poesie, su oggetto amato. Amore è l'incanto e la bellezza. Una sinfonia di note di stupore di incantamento. Amore è anche la soluzione per la risoluzione dei conflitti, un simbolo con più forza e valenza di quelli generalmente associati al tema della pace: colombe, bandiere iridate, bambini che s'abbracciano ruotando attorno al mondo.

L'assenza di amore, egoismo personale e sociale

Dovere e sacrificio sono oggi vocaboli desunti, sostituiti da libertà e diritti, i quali sovente sono riconducibili da “IO mi prendo ciò che desidero”, “Il mondo è mio, l'altro è mio, le cose sono mie”. Si vive in un mondo di assolutismi, uno contro l'altro in lotta, senza mediazioni, siamo faziosi, rapaci ed impazienti. La polis è dominata dalla cattiva politica, povera di statisti e ricca di demagoghi i quali favoriscono la pancia populista e rancorosa della popolazione. Una politica che non educa, non istruisce a saper valutare la reale cura che serve per il benessere collettivo della società.

La società della bellezza è inconciliabile con l'istinto del possesso?

Una società della bellezza è contraria di fatto a questa formula da predoni, alla fine vincitori e sconfitti sono accomunati, allo stesso modo, al degrado e disfacimento dei legami essenziali tra le persone. Una società contemporanea, come ci insegna Bertrand Russel, si basa su due principi insiti nella natura dell'uomo: istinto creativo e l'istinto di possesso. Il primo istinto è una forma predatoria che asservisce la società a bisogni materiali, fondanti su messaggi pubblicitari e di comunicazione, atti a costituire, attraverso di questi, una società della vergogna, nella quale coloro che non adempiono a determinati stili di vita, sono biasimati da coloro che seguono le indicazioni del mercato e della tendenza culturale dominante, rendendo di fatto le persone che non seguono le indicazioni della maggioranza, estranee e anomale al gruppo, escluse dalla comunità sociale e virtuale e per questo criticate e vessate con atti di bullismo, materiali o verbali in rete. Un atteggiamento questo miope e diseducativo, latore di gravi sofferenze e distorsioni del sistema, ingenerando tra l'altro nei perseguitati, forme di ribellismo e asocialità, espressa sovente con forme di radicalismo e violenza, quanto non sfociano nella criminalità e terrorismo. L'istinto possessivo predatorio, crea disuguaglianze, distorce il corretto uso delle risorse, rapinando alla terra ed uomini natura e bellezza, per accumulare ricchezze, soventi fittizie e basate su nulla di concreto, come quelle finanziarie, numeri su calcolatori e non concreti beni. Un sistema che crea enormi sacche di povertà e nuovi poveri, vendendo prodotti finanziari che bruciano spesso anni di sacrifici e risparmi. La democrazia è ridotta ad un ristretto numero di oligarchi, i quali condizionano democrazie ed instaurano stati satelliti a loro servizio, quale sia la loro ideologia di facciata, l'unica autentica spinta che li accomuna è questo potente come vinti dal degrado e dal disfacimento dei legami essenziali tra le persone. Le Società dominanti sul web, si nutrono del perdente istinto creativo, il quale viene asservito alle forme di accumulo del denaro, sfruttando le naturali doti delle persone. Noi utenti, forniamo ogni giorno, con la frequentazione delle piattaforme social del web.
Informazioni e dati personali, comunichiamo esigenze e segnaliamo errori. I dati vengono venduti, anche quelli personali, alle aziende commerciali. Le nostre informazioni, video e foto, diventano i contenuti dell'intrattenimento del web. Il Leviathan, si è trasformato, un tempo i cittadini cedevano i loro diritti al Re allo stato sovrano, per essere protetti da leggi ed ordine. Odiernamente i cittadini cedono pezzi della loro creatività, tempo e disponibilità, dati sensibili personali, a grandi gruppi sovranazionali, stati, i quali si sentono in diritto di commerciare, diffondere e strumentalizzare, la vita di intere comunità, traendo enormi risorse da questo asservimento, demolendo attività consolidate, impoverendo il tessuto economico e sociale, mettendo in pericolo l'incolumità dei suoi utenti, esposti alla rapina dei dati personali ed identitari, condizionando principi fondamentali della libertà quali il voto, la correttezza dell'informazione, infettata da notizie false, costruite e diffuse ad arte. Indubbi sono i vantaggi di questo nuovo sistema informatico, consentendo in diversi settori servizi migliori e celeri, ma per evitare soprusi e conflittualità, si dovrebbe intervenire con una restringente regolazione da parte degli stati e degli organismi sovranazionali. Le multinazionali moderne, sono simili alle compagnie commerciale del seicento, le quali crearono empori e fondaci commerciali, che divennero vere e proprie colonie nei secoli successivi, sopprimendo libertà statuali e personali.

I diritti fondamentali e la bellezza

I diritti fondamentali dovrebbero essere ricondotti a quelli funzionali e fondamentali dell'uomo. Diritto ad integrità fisica e mentale, alla bellezza, accesso ad acqua, terra, risorse energetiche. Tutti gli altri diritti discendono a cascata da questi principi primi, ogni diritto non può essere negoziato, venduto ad altri e deturpato nella sua essenza fisica e morale. Un concetto che possiamo con più efficacia esprimere con alcuni esempi: Integrità fisica e mentale, presuppone che non vi possono essere discriminazione di genere, razzismo, esercizio lesivo all'auto determinazione e della persona, i diritti sul proprio corpo e mente. Definiamo la libertà di autodeterminazione come il diritto alla bellezza, Un diritto non negoziabile. Senza addentrarci sul concetto di bello, possiamo affermare che vi sia un senso comune, un minimo comune denominatore tra tutti le visioni di ciò che sia bello, che ci permette di apprezzare un laghetto con delle ninfee e un quadro di Monet, che ne ha dipinto lo stesso soggetto. La bellezza non è estetica o moda, la bellezza non è solo armonia. L'autentica bellezza è ciò che svela l'intimo universale, una divinità che a tutti appartiene. Una vecchia rugosa carica di anni, cela sovente, più bellezza di una giovane, ancora senza forma ed identità. Detupare la bellezza equivale a distruggere l'armonia, la giustizia e l'essenza stessa del creato.

La bellezza a contrasto del mondo conflittuale

La commenda dei cavalieri di pace della commenda Sant'Emidio KPR Aretha, e L'Arca dei folli, sono state fondate su questo principio di bellezza, l'arte affina la sensibilità, nutre di un bello che ha la finalità di comprendere assieme, come esista un comune denominatore tra gli uomini, quello del senso armonico delle cose, che implica la pace, la non conflittualità, che si contrappone al caos, al disordine e alla bruttezza della rovinosa e brutale guerra. In ogni uomo può ingenerarsi il seme della discordia, il senso del conflitto, esprimere persino il concetto che del futurista Marinetti “ la guerra sia igiene del mondo”. Un futurismo arcaico espressione della selvatichezza, del caos della crescita di un sistema, al quale si deve contrapporre l'armonia di una società matura e civile, la quale tende a costruire la città ideale, fondata su leggi e Diritto che tutelino tutti i suoi abitanti. Il futurismo inebriato dalla macchine, dal progresso tecnologico, lo trasforma in una nuova religione, la potenza delle armi ripulirà il mondo dalle regole del passato, spazzerà il vecchio mondo aristocratico per crearne uno nuovo. Una religione miope, il filosofo Gunter Anders, arrivò alla tesi opposta, la tecnologia rendeva l'uomo non nuovo ma inadeguato ai suoi stessi strumenti. Egli impressionato dalla distruzione della seconda guerra mondiale, in particolare dell'utilizzo delle bombe atomiche in Giappone, giunse alla conclusione che l'uomo è inadequato agli strumenti che ha prodotto, l'uomo non riesce neppure ad immaginare la potenza e la forza delle nuove armi. Immagine efficace è quella di raffigurarci una scimmia che utilizza per le sue contese un missile nucleare. Strumenti moderni, di distruzione sempre più sofisticati, i quali oggi si diffondono dal virtuale videogioco per condurci alla guerra dei droni. Gli eserciti programmano giochi di guerra, li distribuiscono a giovanizzimi, per scegliere successivamente i migliori giocatori per far loro pilotare i droni. I giovano ragazzi arruolati non hanno coscienza di uccidere ma partecipano ad un videogioco uccidendo il nemico a distanza, sullo stesso schermo che irrideva il nemico virtuale ora vede morire il "nemico" reale, ma non ha la percezione del sangue, dell'urlo della morte, la disperazione dei vinti per una guerra che viene da lontano, una guerra invisibile, che uccide vigliaccamente.

Amore come atto educativo alla belleza e giustizia

L'uomo è quello descritto da Hobbes il quale per rivalità, diffidenza, orgoglio scatena la guerra tra uomini o è il buon selvaggio corrotto dalla civiltà di Rosseau? Il Lievitano, lo stato di Hobbes, prende su di sè la carica violenta degli uomini, amministra la giustizia ed indirizza l'aggressività verso altri stati. La guerra è diventata allora diritto internazionale tra nazioni. Senza addentrarci nelle problematiche di tale diritto, si può seguire ciò che i ha indicato il filosofo Noberto Bobbio, nel quale indica tre possibili vie per la realizzazione della pace, qualificandole come quelle maggiormente percorribili e quelle più efficaci:
1) limitazioni delle armi, facilmente percorribile ma poco efficace;
2) Un governo sovranazionale che derimi i conflitti, percorribile e mediamente efficace; l'educazione alla cultura della pace, diffiilmente percorribile ma estremamente efficace.
Educazione che dovrebbe iniziare dalla limitazione di ciò Bertrant Russel definisce l'istinto al possesso a favore dell'istinto creativo. L'istinto del possesso, nell'età contemporanea predonominante, causa dei conflitti economici, sociali e bellici. Odiernamente possediamo tanto veleno ambientale e armi da distuggere il nostro grande unico organismo chiamato terra. la presunta vittoria dell'uomo sulla natura si rivolta contro i civilizzatori, con il clima impazzito, le nuove malattie, l'aumento dei tumori dovuti all'inquinamento dell'aria, delle acque e di conseguenza del cibo. L'istinto del possesso è un tumore che distruggendo il corpo dove abita si suicida con colui che uccide.

Cooperazione e l'atto d'amore

La visione della terra che abbiamo deve essere quella dell'unicità di un organismo formato da tanti singoli individui, che cooperano tra loro, come fanno i nostri comuni antenati i coanoflagellanti, organismi unicellulari che si comportano come fossero unico corpo, per procrearsi cibo e sopravvivere. La cooperazione, la costruzione è parte dell'istinto creativo, assieme all'educazione al bello, armonia, amore della natura, sviluppo armonico della società, qualità che appartengo alle donne e agli uomini che hanno in loro animo, i principi cavallereschi. L'istinto alla creatività è amore, E. Fromm afferma che l'amore presenta quattro primarie caratteristiche: Amore è premura, responsabilità, rispetto, conoscenza. San Martino e san Francesco ci hanno insegnato che amore è condivione con il nostro simile, ma anche con coloro che sono differenti tra noi. La commenda ambisce, a comprendere lo sviluppo del contemporaneo per addivenire a una seria via educativa alla cultura della pace. La prima fase è quella di cercare di comprendere la struttura del mondo odierna, studiandone le peculiarità, le emergenze istituzionali, ambientali ed educative, le sfide della modernità, la quale vede nella digitalizzazione e nella robotica, opportunità ma anche soverchi pericoli per la nostra incapacità di effettivi controllo delle stesse macchine . L'educazione e l'istruzione all'etica e alla socializzazione e solidarietà, devono essere le pietre miliari per la costruzione di una società, meno schizofrenica, nevrotica e priva di linee guida di quella attuale. La quale è nave alla deriva senza al comando, una classe dirigente preparata alle nuove sfide globali.

Un primo passo verso l'amore, il principio di tolleranza

Pregare e vivere in povertà e misericordia come San Francesco e papa Francesco, credere alla comunità, alla pace, nulla ci vieta di pensare che operando per questo verso del bene alla fine non sia male per il nostro destino, di tutti coloro , di ogni religione vivono la propria fede senza imporla con violenza e costrizione verso gli altri, essendo la fede un atto privato prima ancora che collettivo. L'assurdo, il pensiero di ogni possibile impossibile, senza dimostrazione o realtà assoluta, entrando in un campo dove tutti dicono la verità perché ogni verità è indimostrabile e non confutabile, una visione anarchica della verità. Dove il limite che divide dovrebbe essere tra chi crede e condivide e chi specula e divide a proprio vantaggio della propria fazione o portafoglio.Voltaire nel Candido, satireggia con molta efficacia con la figura del filosofo, Pangloss, appartenente a questa scola ottimistica, il quale in ogni disgrazia, anche quella della sua morte, vedeva un disegno divino verso il bene. La vita non è ottimismo o pessimismo, ma l'atto combinato di molte volontà che seguono impulsi personali egoistici o grandi slanci di generosità. L'insieme di volontà, accadimenti più o meno prevedibili, i mali insiti nella nostra fragilità biologica o eventi geofisici, la visione o lo smarrimento di fronte al miglior futuro possibile questa è la differenza. Il futuro è atto di fede ma anche di programmazione ottimistica, ma anche l'ottimismo racchiude il male, se pensiamo a noi agli interessi della nostra parte, alla visione unica di un pensiero, si può imbracciare le armi del ferro e dell'economia per finalità che alla fine distruggono l'autentico ottimismo, quello del noi insieme, il noi che non guarda le differenze di razza, nazione, famiglia ma le esalta come l'insieme dell'umanità che segue un cammino virtuoso di pace.

Il conflitto sanato dall'accordarsi

Uno dei più noti proverbi “Tra i due litiganti il terzo gode” sprizza di saggezza popolare, spesso sottovalutata e disprezzata. I litiganti sono coloro che si disputano un bene che non appartiene in modo inequivocabile a nessuno, ma il loro litigio, che genera discordia, crea l'antagonista, l'avversario, cioè colui che sta dall'altra riva, diventa il nemico da eliminare. Un problema che doveva risolversi in maniera pacifica, si amplia e si eccede in forza ed energia, uno per sopraffare l'altro. Accade ogni giorno nei tribunali, nelle discussioni familiari, tra vecchi amici e bambini, a volte conflitti che si risolvono con danni dell'una e dell'altra parte, fino a quella follia chiamata guerra.
I conflitti provocano maggiore danni dei presunti guadagni che si potrebbero ricavare con un accordo. La storia ci racconta di molti stati, che pur vittoriosi sul campo di battaglia sono diventati poveri e poco competitivi, altri più pacifici e neutrali si sono arricchiti, con un terzo a goderne. Il conflitto genera la carestia, la povertà. La pace e l'accordo, l'armonia e la cooperazione generano l'abbondanza.
L'amore privato tra persone, unioni di sensibilità, familiari, di coppia o qualsiasi altra forma, l'amore possa presentarsi, esso non ha schemi unici ma multiformi.

L'amore ha molte forme, noi siamo unico organismo

Tutti hanno paura della morte ma la paura della fine del mondo è maggiore della fine della propria vita, perché tutti siamo consapevoli che sarebbe fallito il progetto “Uomo”. Solo in una circostanza così complessa ci si rende conto che noi siamo un unico organismo, solo apparentemente suddiviso in tante persone diverse, il quale ha lo scopo di sopravvivere nel tempo alle avversità che si presentano. Un modo conforme alla riuscita del progetto uomo è il confronto, il dialogo, il mettere assieme identità diverse con progetti diversi che trovano un accordo per la finalità comune del benessere della nostra specie.

La soluzione è l'amore

Legante dell'uomo e il comune esserci, l'appartenersi, pensare il tutto come unico organismo, il quale vive solo se vive l'altro. L'amore è la consapevolezza che se l'altro non esiste non esiste nemmeno il mio infinitesimo io, infinitesima tessera di un grandioso comune progetto che ha fondamento in ogni sua pur piccolissima parte. L'amore lo si esprime vivendo assieme a coloro che partecipano all'interesse comune, alleati tutti assieme per la lotta alla sopravvivenza. Essenziale che al di là dell'apparente diversità noi impariamo a riconoscere ad identificare nell'altro le comuni radici. L'amore è affinità, mescolanza con l'altro d'idee, condivisione delle cose comuni. I vantaggi dell'amore nelle relazioni tra le persone sono evidenti ed innumerevoli, ogni relazione d'amore è armonia, bellezza.

All'artista, al poeta al musicista, il compito di ricercare l'immagine, il senso e il verso delle armonie, una sinfonia delle molte forme, nate e cresciute attraverso un atto d'amore, se qui siamo, noi siamo figli di questo sentimento di bellezza.

Danilo Tomassetti